La strategia di comunicazione aziendale, se si vuole essere certi che sia efficace e memorabile, è strettamente connessa agli archetipi: questi sono dodici e sono immagini primordiali che vanno a costituire gli elementi simbolici dei sogni dell’essere umano, e si ritrovano fin dagli albori dei tempi nelle favole e nelle leggende.

L’azienda che sceglie di utilizzare l’archetypal branding attua tale tattica affinché il proprio target di consumatori possa identificarsi ed empatizzare col brand stesso.

Se, attraverso la strategia di comunicazione aziendale, il Brand assume connotazioni umane, renderà più facile e spontanea la vicinanza al pubblico.

L’archetipo del Giullare

Quando si pensa al Giullare è inevitabile l’associazione col Sovrano (altro archetipo della teoria junghiana che puoi approfondire leggendo il nostro articolo).

Questa accoppiata risulta essere vincente perché il Re non potrebbe mai pensare di governare senza il Burlone di corte.

Vediamone i motivi:

  • il giullare esprime gioia di vivere e intrattiene
  • ha il permesso di dire cose che gli altri non hanno
  • ha la facoltà di far notare al Sovrano i suoi  errori
  • fornisce equilibrio rompendo le regole

Senza la sana furbizia del Folle, il Governante e i suoi comportamenti risulterebbero privi di verifiche concrete poiché attorniati soltanto da sudditi in soggezione gerarchica.

Il Sovrano è colui che mette ordine nel caos (leggi il  Sovrano), la figura a cui si fa affidamento per garantire il tranquillo e costante scorrere degli eventi.

Il Buffone, invece, si contrappone alla rigidità mentale del Re con la sua fluida saggezza.

L’archetipo del Giullare accompagna tutti noi nel corso dell’intera vita.

In particolar modo nell’infanzia, quando attraverso il gioco sperimentiamo e facciamo tutto ciò che è possibile, anche il proibito.

In vecchiaia il Folle ci permette di goderci la vita giorno per giorno, senza più ragionare in termini di obiettivi.

Sostanzialmente la migliore qualità del Burlone è che ci libera dalla noia e dalla disperazione esistenziale.

Se nella nostra vita domina l’archetipo del Burlone:

  • esploriamo il mondo con curiosità
  • creiamo per la pura gioia del creare
  • viviamo la vita per quello che è senza preoccuparci del domani o delle convenzioni sociali.

Attraverso l’archetipo del Giullare riusciamo quindi a sentirci liberi dai doveri e dalle responsabilità senza preoccuparci del giudizio altrui.

Il Burlone ci permette infatti di sentirci vivi e vitali per mezzo della sua infinita creatività e del divertimento; humor e satira sono gli strumenti che utilizza per violare le norme sociali riuscendo ad evitare le ostilità.

Il Giullare è essenzialmente epicureo, è cioè dedito esclusivamente ai piaceri della vita: per questo motivo il suo più grande talento è il saper vedere la poesia anche nei momenti più dolorosi della vita, perché essa può essere dolce anche negli intervalli più amari.

Egli è quindi portatore di speranza e positività in un mondo che tende ad inibire tali entusiasmi.

Nella sua semplicità egli è:

  • lucido e geniale
  • sovversivo
  • elastico (un po’ come lo sono i cartoni animati che non muoiono mai) perché ci rammenta di rialzarci dopo essere caduti.

In poche parole, egli sa come godersi la vita!

Nella versione più irresponsabile la sua creatività lo porta a mentire con abilità e ciò lo rende un’artista dell’imbroglio; nella tradizione cristiana lo ritroviamo simboleggiato dal Diavolo.

Eppure egli è al contempo un Salvatore (di sé stesso e degli altri) perché senza la sua capacità di disobbedire non si avrebbe modo di scoprire quello che realmente si è e si desidera.

Nel suo primo sviluppo l’archetipo va un po’ a tentoni guidato soltanto dai suoi impulsi. Nel suo vagare senza meta nel mondo  commette molti errori che lo aiutano tuttavia a distinguere i propri desideri e valori rispetto a quelli del resto del mondo.

Perché il Briccone impara a non confondere ciò che gli appartiene realmente da quello che la società lo induce a credere proprio.

Sa cosa gli piace davvero e non teme di essere bizzarro agli occhi degli altri, quindi non spreca energie per falsare le proprie pulsioni solo per compiacere il prossimo.

L’aspetto istintuale tanto ricco nel Giullare non può  mancare nell’essere umano, pena la perdita dell’energia vitale (Sprint).

Da grande anarchico e amante delle sfide quale è, decide di imparare le regole del gioco che muovono la società per usarle in maniera propositiva. La sua più grande abilità consiste infatti nell’interpretazione di un ruolo sociale senza tuttavia identificarsici.

Grazie alla sua maschera virtuale, l’archetipo del Burlone sfoggia con maestria la sua feconda duttilità.

La grande capacità di adattamento di cui è fornito gli permette quindi di cambiare ruolo a seconda delle necessità senza tuttavia soffrire di alcuna crisi d’identità, perché è a conoscenza di una grande verità: non è il ruolo a definire una persona.

Egli è perciò ben consapevole di quello che è: va oltre i personaggi interpretati restando fedele a se stesso.

Il Giullare riesce quindi a essere quello che molti individui non saranno mai in grado di diventare: uomini e donne senza una maschera.

Esistono vari aspetti dell’animo che vivono in noi, eppur tendiamo a negarli o reprimerli perché non si accordano all’immagine di noi stessi. Siamo esseri dotati di mille sfaccettature ed è proprio questo il bello dell’essere umano: non è Guerriero e basta, soltanto Saggio o un Amante e niente più.

Possiamo essere tante cose allo stesso tempo: coraggiosi, saggi e amanti.

Siamo un unico elemento che raggruppa la molteplicità del nostro essere.

La difficoltà del vivere ci impedisce di accettare i nostri sé, in particolar modo quelli non ben visti dalla società.

Chiamiamo quindi Folle colui che non nega nessuno dei suoi aspetti interiori ed impara a godersi la realtà così com’è.

Secondo Erasmo da Rotterdam, nel suo “Elogio alla Follia” gli uomini sprecano la loro vita recitando in una commedia, alla continua ricerca della felicità.

Soltanto chi conosce e accetta se stesso assecondando i propri impulsi è veramente felice.

Anche per il grande teologo, quindi, non è il Saggio a vivere in uno stato di gioia, ma il Folle che sa godersi la vita.

Questi poi, nel suo migliore sviluppo, grazie alla sua versatilità e astuzia, sarà in grado di trovare degli sbocchi socialmente accettabili per esprimere i tanti aspetti della sua personalità.

(Fonte: Risvegliare l’eroe dentro di noi – Carol S. Pearson)

La sua naturale saggezza intuitiva è ben descritta nella storia di Triboulet, al servizio di Francesco I: egli, dopo aver offeso la regina, venne condannato a morte.

Quando il Re gli chiese di quale morte avrebbe voluto morire, Triboulet saggiamente rispose: “di vecchiaia” e fu così che venne graziato.

Personaggi Giullari

Il Cappellaio Matto

Nei romanzi di Lewis Carroll il personaggio in oggetto non è mai definito “matto”, eppure la sua eccentrica caratterizzazione gli è valsa la nomea di Cappellaio Matto.

Ci viene presentato come:

  • apparentemente inconcludente. Sembra infatti non riuscire a portare a termine un discorso sensato e punzecchia Alice con osservazioni personali e domande trabocchetto. Alla provocazione della Lepre Marzolina: “Dovresti dire quello a cui credi” Alice risponde con: “Credo a quello che dico, che poi è la stessa cosa”. Il Cappellaio controbatte che no, non è la stessa cosa: “Scusa, è come se tu dicessi che vedo quello che mangio è la stessa cosa di mangio quello che vedo!”.
  • fissato col tempo. Il suo orologio segna il giorno, ma non le ore. Perché? Probabilmente perché il tempo del Cappellaio non è quello che noi tutti conosciamo.Viviamo la vita guidati dallo scorrere degli eventi, sempre di corsa, un po’ come il Bianconiglio che è sempre in ritardo. Per il Cappellaio, invece, è sempre l’ora del the perché sa fuggire dal tempo delle scadenze e dagli impegni vivendo il qui ed ora.
  • dedito solo a gozzovigliare. Ama oziare e trascorrere il tempo con gli amici a bere il the, perché è un inguaribile edonista

Il Cappellaio Matto esprime al meglio l’archetipo del Giullare quando invita Alice a guardare la realtà da un’altra prospettiva.

Quando la bambina se ne esce con: “È impossibile…” il Cappellaio la ammonisce: “Solo se lo pensi che lo sia”.

Egli non fa altro che instillare in lei e in tutti noi un giustificato dubbio, ovvero: i limiti sono reali o ce li auto imponiamo? Da che prospettiva stiamo analizzando la situazione?

Dovremmo tutti avere un amico Cappellaio Matto che ci invita a fare festa assieme a lui senza preoccuparci di orari e scadenze, rammentandoci sempre che… nulla è impossibile!

Dario Fo

Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, Dario Fo è “colui che emula i giullari del Medioevo nel flagellare l’autorità e nel difendere la dignità degli oppressi”.

Era un grande istrione la cui arte spaziava in vari settori: teatro, arte pittorica, musica, scrittura… solo per citarne alcuni. 

Grazie alla sua artistica duttilità lo conosciamo tutti come un vero e proprio camaleonte della ribalta.

Sono molti gli aspetti in comune col Giullare:

  • sapeva improvvisare e vivere il palcoscenico in maniera attiva e spontanea
  • il linguaggio era tagliente ma divertente, facendo così della satira un’arma vincente: offre grande libertà d’espressione, semina il dubbio nello spettatore, il tutto guarnito da grosse risate.
  • grazie alla maschera del “matto” egli sapeva raccontare verità scomode (Morte Accidentale di un anarchico -1970-)

È proprio Dario Fo a portare in scena nel 2011 un irresistibile Arlecchino, spettacolo dedicato alla maschera per eccellenza che rifiuta perbenismi e ipocrisie.

Come il Giullare col Re, Fo non si piegò mai alle regole di una sovranità corrotta.

Il testo della canzone “Ho visto un Re” cantata da personaggi celebri come Giorgio Gaber o Enzo Jannacci è stata scritta proprio da lui.

L’essenza del testo ci ricorda come l’uomo della plebe non possa nemmeno permettersi il lusso di piangere quando gli viene tolto tutto per non fare intristire i ricchi e i potenti.

In tutta la sua carriera Dario Fo si è sempre prodigato nel denunciare le ingiustizie della società attraverso l’umorismo e la satira: questo fa di lui il Giullare in versione moderna, colui che non teme di dire in faccia al Re (o a chi per esso) dove sta sbagliando.

La strategia di comunicazione aziendale in pubblicità 

La strategia di comunicazione aziendale ispirata all’archetipo del Giullare non è un vestito elegante da indossare una tantum in presenza di ospiti importanti.

L’identità aziendale è la sostanza, l’espressione identitaria e visiva di ciò che effettivamente è la nostra realtà lavorativa. Se quindi la strategia di comunicazione aziendale prevede l’identificazione col Giullare, ritroviamo il clima giocoso e unitario che infonde il Burlone anche nell’organizzazione dell’azienda stessa: questa è dunque flessibile e incentiva il divertimento nell’ambito lavorativo, di modo che questa mescolanza favorisca la creatività.

Non a caso nel 2010 ha iniziato a prendere vita una vera e propria strategia aziendale che applica la metodologia del gioco al mondo delle risorse umane.

Anche in azienda, infatti, non sempre è possibile utilizzare un approccio lineare nella risoluzione di problemi complessi.

Il gioco viene in nostro aiuto permettendoci di approcciare le difficoltà da molteplici prospettive:

  • infonde coraggio verso ciò che non si è mai provato
  • aiuta a trovare un metodo
  • crea un accattivante senso di sfida

La tecnica di Gamification

Il termine è stato coniato appunto nel 2010 da un game-designer americano Jesse Schell e definisce l’utilizzo delle dinamiche di gioco in contesti non ludici.

Le meccaniche su cui si basa sono:

  • punti da accumulare
  • livelli da raggiungere
  • ricompense da ottenere
  • distintivi da esibire

Lo scopo di tale strategia nell’organizzazione aziendale è multiplo:

  • il coinvolgimento, perché sfrutta l’indole competitiva che scatta in ognuno di noi quando giochiamo.
  • una cultura aziendale positiva, perché premia i dipendenti nella collaborazione e nella partecipazione a determinati programmi aziendali
  • una maggiore interazione e una più grande motivazione a migliorarsi
  • l’apprendimento risulta più leggero ed efficace
  • aumenta il senso di appartenenza
  • ci rende protagonisti

Tutti questi aspetti del Gamification sfruttano le modalità del gioco per stimolare la creatività e, di conseguenza, la produttività. (Per approfondimenti clicca qui)

L’archetipo del Giullare nella strategia di comunicazione aziendale del brand

Il brand che ti aiuta a rilassarti

Il brand che abbraccia la filosofia del Burlone trasporta il pubblico in un mondo di gioco e divertimento.

Il principio alla base delle campagne pubblicitarie è quindi quello di prendersi una pausa: dallo stress, dal tempo inesorabile, dalla noia quotidiana. “Have a break!” quindi, come recita il noto slogan della KitKat: Have a break, have a KitKat”, ossia: “Fai una pausa, spezza con KitKat”.

Il brand che vede il divertimento ovunque

La strategia di comunicazione aziendale che si ispira al Burlone invita quindi a fermare il tempo ed entrare nel mondo del divertimento, dove non esistono né dolore, né paura.

Ricorrenze come Halloween, quindi, vengono affrontate con ironia, quasi per sdrammatizzare la paura stessa.

Lo vediamo ad esempio nel packaging che Fanta ha progettato per la sua Dark Orange, in cui il colore nero della bevanda assieme all’arancione Fanta, presente nel tappo e nell’etichetta, sono elementi visivi che richiamano indubbiamente la lugubre festività tanto amata dai bambini oltreoceano.

Le immagini impresse nelle bottiglie sono dei mostri, certo, ma senz’altro divertenti e per niente paurosi!

Il brand che non si prende troppo sul serio

Il brand Giullare incentiva la spontaneità anche se questa ci può fare apparire ridicoli o insensati.

È esemplare in questo senso lo slogan di Fanta che proclama: “Idiots are Amazing” (letteralmente: gli idioti sono stupefacenti) o quello più italiano: “Mostra il tuo lato assurdo”.

L’azienda stessa spiega il significato di quelle parole: “[…] In un mondo che si prende troppo sul serio, ciò di cui abbiamo davvero bisogno sono persone che sappiano davvero divertirsi, sempre pronte a tirare fuori il loro lato assurdo. Senza motivo, solo per il gusto di farlo”.

Il brand inclusivo

Tra tutti e dodici gli archetipi, il Giullare è forse quello meno legato al possesso.

La strategia di comunicazione aziendale quindi, promuove la condivisione e l’inclusività non solo a parole ma anche a fatti.

Ne è un esempio Burger King Italia, in cui emerge che le donne lavoratrici sono una percentuale maggiore rispetto agli uomini, ma non solo: guadagnano anche di più!

Andrea Valota, ex Amministratore Delegato Burger King® Restaurants Italia, nel 2020 affermava orgoglioso: “Questa politica è frutto non solo di un diritto insindacabile di equità e uguaglianza, ma anche espressione di uno dei valori chiave del brand Burger King®, dove l’inclusione e l’individualità di ognuno di noi è messa al primo posto.”

Anche nella campagna “Colorful people” Fanta vuole celebrare chi riempie di colore le nostre vite: persone di ogni età e con differenti background culturali che nonostante tutto non riescono a trattenere il loro spirito allegro.

Il brand epicureo

Il marchio Giullare sviluppa la propria strategia di comunicazione aziendale anche in base al principio edonistico del seguire i propri impulsi, del godere appieno il momento e non in parte, come spesso ci sentiamo obbligati a fare dalle norme sociali. “Non vergognarti, non pensare alla buona educazione o al buon gusto” sembra voler dire Fonzies col suo indimenticabile slogan “Se non ti lecchi le dita godi solo a metà”.

Il brand che sa osare

Non dimentichiamo un altro aspetto dell’archetipo del Giullare che non può mancare nell’espressione della strategia di comunicazione aziendale: l’irriverenza.

Infrangere le regole e osare là dove fin’ora era proibito. È il caso di Pringles, che si pone alla base della genesi umana con lo spot “You were made for Pringles”.

Secondo la divertente teoria dell’azienda, la creazione dell’essere umano col suo pollice opponibile ha il fine ultimo di aprire il barattolo delle patatine e gustarsele.

Immagini, forme e tono di voce

Dopo aver visualizzato questa carrellata di famosi brand ispirati all’archetipo del Giullare, possiamo tirare le somme sugli aspetti pubblicitari più caratterizzanti:

  • le immagini sono coinvolgenti e spiritose, ricche di una molteplicità di colori vividi che infondono allegria e stupore.
  • le forme sono generalmente arrotondate per far sì che il brand appaia più informale ed accogliente. La bellezza delle curve ammorbidisce l’identità aziendale rendendola più amichevole.
  • il tono di voce è ironico e “sopra le righe” come nell’immagine promozionale della patatina Eldorada dove delle grandi labbra rosse racchiudono un bel mucchio di patatine.Lo slogan, alquanto irriverente, recita: “Presto sulla bocca di tutti”.

Quando l’archetipo del Giullare trova “terreno fertile”

La strategia di comunicazione aziendale ispirata all’archetipo del Giullare si ritrova nella comunicazione pubblicitaria di vari marchi ed esprime particolarmente bene la loro identità se:

  • le aziende offrono una sensazione di spensieratezza con prodotti legati all’industria dei dolci e degli snack, ma anche servizi, come nel caso di Alpitour che, nel celebre spot del 1989, prende in giro il turista fai da te
  • i prodotti o servizi dei brand aiutano le persone a divertirsi e sentirsi parte di un gruppo
  • i prodotti rientrano in una fascia di prezzo mediobassa
  • i marchi si vogliono distinguere dai competitor più affermati che hanno una personalità particolarmente seria e autocelebrativa.

La strategia di comunicazione aziendale di M&M’s

Il noto brand di cioccolatini colorati è un tripudio al divertimento ed alla giocosità.

Pensando al prodotto ci viene subito in mente l’utilizzo di tanti colori vivaci che nell’insieme trasmettono una sensazione di festa e di allegria.

Assieme alla variegata tavolozza di colori vediamo protagoniste indiscusse le mascotte, un ottimo strumento di comunicazione per la brand identity aziendale di M&M’s.

L’azienda ha scelto di utilizzare il prodotto stesso; ha preso il cioccolatino ricoperto di glassa colorata, ha aggiunto mani e piedi e il gioco è fatto: il dolcetto è stato umanizzato!

Non è proprio così semplice come può sembrare. I personaggi, infatti, hanno bisogno di una specifica caratterizzazione individuale; la personalità dev’essere ben costruita e in linea col tono di comunicazione dell’intera brand identity aziendale.

M&M’s ha studiato e realizzato due mascotte principali:

  • Mr Red, furbo e scaltro, usa spesso il sarcasmo per interagire con i suoi “colleghi”
  • Mr Yellow, più ingenuo e goffo, è la nocciolina che vede il buono in tutti

Saltuariamente vengono inseriti nella comunicazione anche altri quattro personaggi:

  • Brown, l’intellettuale con un grande cervello
  • Blu, socievole e al tempo stesso snob
  • Orange, stressato e ansioso
  • Green, romantica e magnetica

Perché viene utilizzata la mascotte nella strategia di comunicazione aziendale?

La mascotte, se accuratamente scelta, può diventare un ottimo strumento di marketing.

La sua funzione è multipla:

• attraverso la sua personalità ben strutturata il consumatore riuscirà a stringere con essa (e quindi col marchio) un legame più solido

• pur rappresentando il marchio, il suo essere un’entità ben distinta le permette di compiere azioni che altrimenti non le sarebbero concesse. Questa strategia serve ad alleggerire l’immagine istituzionale del marchio.

• può evolvere di pari passo al brand o alla società (attraverso il rebranding)

• il suo utilizzo aiuta il brand a distinguersi dai competitor.

Nel caso di M&M’s, tuttavia, i confetti animati di vita propria sono ben sei.

Tale scelta è stata attuata grazie alla strategia di comunicazione aziendale per permettere al Brand di esprimere al meglio la propria mission.

L’azienda, infatti, crede nel potere del divertimento per creare un mondo in cui ognuno possa trovare il proprio posto.

Per esprimere al meglio il senso di appartenenza ed essere più rappresentativi della società moderna, l’identità visiva è stata volutamente resa flessibile con la creazione di sei mascotte. Queste incarnano diverse tipologie di personaggi, di modo che il consumatore possa avere più scelta nell’identificazione con il personaggio, riuscendo così a trovare il proprio “posto” nel mondo di M&M’s.

E proprio come l’archetipo del Giullare è conscio che l’essere umano è costituito da molteplici sé, ognuno dei quali deve essere accettato ed espresso, così M&M’s ha voluto scindere la propria identità in sei differenti entità che, nonostante la loro diversità, rappresentano tutte l’anima del brand.

L’inclusività di M&M’s nella sua strategia di comunicazione aziendale

La – & – come simbolo di unità

Come già detto, M&M’s si impegna a creare un mondo in cui tutti si sentono di appartenere e per questo motivo nel gennaio 2022 ha rinnovato il suo obiettivo attraverso un rebranding che prevede, oltre ad una maggiore attenzione ai colori, l’enfatizzazione della &. Questo elemento distintivo del logo ha in sé il potere di unire e infatti in origine aveva il compito di collegare e parificare i nomi dei due fondatori, Mars & Murries. La e commerciale è diventata oggi lo spunto per rafforzare il senso di inclusivitá.

I personaggi rinnovati

Anche i personaggi sono stati svecchiati per adattarsi meglio alla mutevole società d’oggi e sono stati ridimensionati secondo la logica del politically correct.

Ms Green, ad esempio, perde la scarpa col tacco alto per indossare scarpe più basse, Anche Ms Brown passa ad usare calzature più comode, e tutto per rafforzare il ruolo della donna nella società moderna. (Puoi vederli qui)

Gamification in M&M’s

Un approccio commerciale di Gamification è stato offerto da M&M’s sui social media.

L’azienda ha infatti sfruttato lo spirito scanzonato caratteristico di questi canali digitali.

La campagna di marketing in oggetto è la M&M’s “Eye Spy pretzel” che è servita per sponsorizzare un nuovo prodotto, le “mini – pretzel”.

L’azienda ha proposto al suo pubblico un gioco tanto semplice quanto efficace: in un mare di caramelle colorate bisognava individuare il singolo pretzel.

Oltre ad essere un’attività coinvolgente che permetteva facilmente di fare conoscere il prodotto al pubblico, essa utilizzava con saggezza il mezzo più idoneo per diffondere in breve tempo e a costo zero il messaggio. Sui social network, infatti, è l’utente stesso a farsi portavoce indiretto della campagna grazie alla condivisione dei contenuti.

Il risultato è stato un successo perché in poco tempo si sono racimolati più di 25.000 nuovi like alla pagina Facebook di M&M’s.

Il numero è piuttosto notevole se si considera la spesa minima sostenuta dall’azienda in questa operazione di marketing.

Alcune mascotte sviluppate dallo studio Pasquariello

A proposito di personaggi che aiutano a rafforzare la strategia di comunicazione aziendale, vogliamo proporvi due simpatiche mascotte create da noi.

La mucca Panna

La Mucca Panna è un’idea nata per rivolgersi ad un pubblico che normalmente non è quello di riferimento di Ca.Form: i bambini. La mascotte quindi è stata la scelta ideale per avvalorare la strategia di comunicazione dell’azienda volta alla vendita delle caramelle. Dopo aver studiato il personaggio, dal nome al carattere vero e proprio, lo Studio Pasquariello ha disegnato la Mucca Panna. È diventata così la protagonista indiscussa della comunicazione e la sua presenza rende il packaging particolarmente attraente per il giovane pubblico.

Il contenitore ha di fatto una seconda funzione: è un salvadanaio a forma di tradizionale latta per il latte. Questo perchè l’azienda vorrebbe risiedere nella memoria dei consumatori anche dopo l’effettivo consumo del prodotto, quindi – a maggior ragione – avrebbe dovuto rappresentare qualcosa in cui i bambini si sarebbero riconosciuti. 

Un vero e proprio gadget quindi, reso unico e originale  dalla presenza della mascotte, caratterizzata da una capigliatura sbarazzina e un fiore all’orecchio. (La puoi vedere nel nostro portfolio)

Grazie alla mascotte, il cui nome ci rammenta la caratteristica principale del prodotto (il latte), lo Studio Pasquariello ha  potuto anche comunicare l’italianità degli ingredienti attraverso il tricolore appeso al collo.

Fridle e la sua mascotte

Nel caso di Fridle Group, invece, la mascotte ha la funzione precisa di sdrammatizzare la brand identity, che fino a quel momento era molto istituzionale e limitata ai soli uffici acquisti; inoltre aveva il compito di rendere più spontanea la comunicazione verso l’effettivo cliente finale, gli installatori.

L’archetipo del Giullare è quello che fa per te? Se pensi che l’argomento sia interessante, condividilo sui social!